Programmare e valutare i controlli periodici della salute
L’aumento dei costi che affligge tutti i Sistemi sanitari dei Paesi sviluppati trova, in gran parte ragione, nella sopravvivenza anche in età avanzata di un sempre maggior numero di pazienti affetti da patologie croniche che necessitano di assistenza continua ed impegnativa in termini di risorse.
E’ viceversa evidente che la conoscenza di fattori di rischio, anche ma non solo molecolari, e l’identificazione precoce di patologie invalidanti nel lungo termine, può permettere di modificare la storia naturale di queste patologie e assicurare una miglior qualità di vita ai pazienti.
Le evidenze raccolte nelle ultime decadi dimostrano come il paradigma dell’identificazione precoce, tramite il razionale uso di controlli periodici personalizzati a seconda del sesso e dell’età, può veramente assicurare miglior qualità di cura e, nel contempo, ridurre i costi per il Sistema Sanitario.
Oltre all’identificazione degli ormai ben conosciuti fattori di rischio cardiovascolare (lipidi e PCR ad elevata sensibilità), sono sempre più evidenti le prove a favore della determinazione del filtrato glomerulare, attraverso formule che migliorano la predittività della determinazione creatinina sierica, nel modificare l’evoluzione delle nefropatie croniche e così pure è dimostrata l’importanza di esami di laboratorio nel modificare la storia naturale delle epatopatie croniche. In altre patologie, ad esempio in alcune patologie autoimmuni, la comparsa di “segnali di laboratorio”, quali alcuni autoanticorpi specifici, può precedere di anni la sintomatologia clinica, anche se il trattamento terapeutico non è ancora ben “codificato”.
La valutazione degli esami utilizzati nei controlli periodici, peraltro, è più complessa che nella malattia avanzata e richiede l’analisi dei risultati ottenuti in confronto non solo ai tradizionali valori di riferimento, ma a limiti decisionali e valori-soglia che permettano di rilevare l’esordio delle patologie, anche in assenza di sintomatologia. Vi è, pertanto, necessità di coordinamento e colloquio fra clinico e specialista di laboratorio per ottimizzare l’interpretazione dei risultati e l’utilizzazione dell’informazione di laboratorio.
a cura di Mario Plebani
Past Presidente della Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica e Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio dell’Università di Padova
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